Nessun reato per il professionista che utilizza programmi "pirata"

Non commette reato il libero professionista che possiede e utilizza programmi per il computer privi del marchio Siae.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 49385 del 22 dicembre 2009 n. 49385 ha accolto l'appello di un geometra condannato nei precedenti gradi di giudizio per aver istallato su quattro postazioni di lavoro i programmi Microsoft Office 2000 e Windows 2000.

La Corte di cassazione ha escluso il reato facendo una netta distinzione tra attività commerciale ed imprenditoriale e la libera attività professionale, tipica delle professioni intellettuali che prevedono un'iscrizione all'albo.

Solo le attività commerciali ed imprenditoriali sono sanzionabili secondo le intenzioni del legislatore,

Il reato - ha aggiunto ancora la Corte - sarebbe comunque stato escluso dal mancato obbligo nei confronti dei privati di apporre il marchio Siae.

Tale obbligo è venuto meno perchè l'Italia non ha comunicato alla Commissione Europea tutte le informazioni necessarie a verificare la compatibilità dell'obbligo del marchio con le norme europee (così ha stabilito la sentenza della Corte ce C-20/05).

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  1. La duplicazione abusiva di un programma per elaboratore è reato anche se tale duplicazione non è finalizzata a scopi commerciali o imprenditoriali.

  2. Il reato di falso in bilancio, o meglio il reato di false comunicazioni sociali, alla luce delle novità introdotte dal D.lg. 61 del 2002.

  3. Il coniuge che non versa l'assegno di mantenimento commette reato solo se in tal modo fa venir meno i mezzi di sussistenza.