Equitalia e pignoramento ex art. 72 bis: quale tutela

I rimedi contro il pignoramento ex art. 72 bis dell'Agente della riscossione: sulla possibilità di impugnazione in Commissione tributaria o dinanzi al Giudice ordinario

L'articolo 72 bis del D.P.R. n. 602/73, in vigore dal 1 gennaio 2008, prevede che l'Agente della Riscossione può attivare una procedura per il recupero coattivo del credito, alternativa al pignoramento, come previsto dal Codice di procedura civile.

Si tratta di una procedura di carattere stragiudiziale, per cui l'Agente della riscossione notifica al debitore e al terzo (verso cui il debitore vanti a sua volta dei crediti) l'ordine di pagare il credito direttamente all'Agente della riscossione.

L'ordine di pagamento deve essere adempiuto entro 15 giorni.

Nel caso di inottemperanza all'ordine di pagamento, si procede, previa citazione del terzo intimato e del debitore, secondo le norme del Codice di procedura civile.

Tutela del debitore

Come si può tutelare il debitore esecutato a fronte di un atto di tal genere?

Sulla possibilità del ricorso in Commissione tributaria

Secondo l'orientamento della Cassazione, l'ordine di cui all'articolo 72-bis del D.P.R. n. 602/73 è l'atto iniziale della procedura esecutiva esattoriale.

Questa premessa è importante, in quanto l'articolo 2, primo  comma, del Decreto Legislativo n. 546/92, esclude dalla giurisdizione del giudice tributario le  "controversie  riguardanti  gli atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica  cartella di pagamento".

Va anche precisato che il "pignoramento dei crediti verso terzi" di cui all'articolo 72-bis del D.P.R. n. 602/73 non è espressamente incluso nel novero degli atti impugnabili innanzi alle Commissioni Tributarie quali elencati nell'articolo 19, comma 1, del Decreto Legislativo n. 546/92.

L'atto in questione, pertanto, non può essere impugnato dinanzi alla Commissioni tributarie.

Si segnala tuttavia un orientamento difforme, secondo cui è invece possibile impugnare l'atto di pignoramento ex articolo 72 bis  dinanzi alla Commissione tributaria (Commissione tributaria provinciale di Treviso, sentenza n. 23/07/09 del 28/01/2009;  Commissione tributaria provinciale di Piacenza, sentenza del 29 giugno 2009, n. 717).

Ciò in ragione di diversi motivi.

In primo luogo, l'atto ex articolo 72 bis non è considerato, secondo questo orientamento, un atto di "esecuzione forzata", in quanto non contiene la citazione del terzo dinanzi al giudice dell'esecuzione.

Si tratterebbe, quindi, di un atto prettamente amministrativo, non soggetto alla limitazione di cui all'articolo 2 del Decreto Legislativo n. 546/92.

In secondo luogo l'articolo 19 del Decreto Legislativo n. 546/92 prevede espressamente che la mancata notifica di un atto autonomamento impugnabile (quale ad esempio la cartella) ne consente l'impugnazione unitamente all'ultimo atto notificato (ovvero l'atto di pignoramento presso terzi).

D'altra parte la giurisprudenza riconosce, ormai pacificamente, che l'elencazione contenuta nell'articolo 19 è suscettibile di interpretazione estensiva e possa esservi ricondotto ogni atto che palesi la pretesa creditoria (Cassazione, sentenza del 18 novembre 2008, n. 27385, che ha ritenuto atto impugnabile anche la visura per consultazione di partita catastale).

Sulla possibilità di adire il Giudice Ordinario

Fermo quanto sopra detto, si ritiene che l'atto ex articolo 72 bis possa essere contestato con il rimedio dell'opposizione all'esecuzione e agli atti esecutivi di cui all'articolo 57 del D.P.R. n. 602/1973, dinanzi al Giudice ordinario, entro i limiti ivi previsti  (Cassazione, sentenza del 4 ottobre 2011, n. 20294).

Questa soluzione si ricava da una pronuncia della Corte Costituzionale  (ordinanza del 28 novembre 2008, n.393) la quale ha chiarito, in un significativo obiter dictum, che i debitori esecutati ai sensi dell'articolo 72 bis possono proporre le opposizioni all'esecuzione e agli atti esecutivi di cui all'articolo 57 del D.P.R. 602/1973.

Va evidenziato che le opposizioni previste dal citato articolo 57 sono ammesse (nel caso di crediti tributari) solo nei seguenti casi:

  • quanto all'opposizione all'esecuzione, è ammessa solo per contestare la pignorabilità dei beni;
  • quanto all'opposizione agli atti esecutivi, è ammessa per tutti i casi che non riguardino la regolarità formale e la  notificazione del titolo esecutivo.

Quindi, per esempio, non si può esperire in materia tributaria un'azione di opposizione all'esecuzione (ex articolo 615 del Codice di procedura civile) per far valere la prescrizione del credito.

Neppure può esperirsi un'azione di opposizione agli atti esecutivi (ex articolo 617 del Codice di procedura civile) avente ad oggetto la mancata notifica della cartella di pagamento (titolo esecutivo), o la irregolarità formale della stessa.

Si precisa che i limiti di cui all'articolo 57 riguardano i soli atti esecutivi dell'esattore, e non già i provvedimenti adottati dal giudice dell'esecuzione, in ordine ai quali opererà il regime ordinario di cui all'articolo 617 del Codice di procedura civile, ossia il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi (Cassazione, Sezioni Unite, sentenza del 22luglio 1999, n. 494; Cassazione, sentenza del 19 luglio 2005, n. 15201).

Tali limiti, tuttavia, sono controbilanciati dalla possibilità prevista nell'articolo 59 del citato D.P.R., in base al quale "Chiunque si ritenga leso dall'esecuzione può proporre azione contro il concessionario dopo il compimento dell'esecuzione stessa ai fini del risarcimento dei danni".

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